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La Guardia di Finanza di Rimini in collaborazione con i Carabinieri di Riccione, ha eseguito un provvedimento di sequestro per beni e quote di società coinvolte nella truffa del "Tubo Tucker". L'ammontare dei beni oggetto di sequestro si aggira sui 8 milioni di euro. Il tutto è partito nel lontano 2001 con la ben nota vicenda del Tubo Tucker, un prodotto che avrebbe permesso di risparmiare sul gas se applicato agli impianti domestici ed industriali. Lo strumento era proposto in vendita tramite il "multilevel" e i titolari dell'azienda promotrice dell'iniziativa erano stati accusati di truffa aggravata. Le indagini portarono a scoprire l'organizzazione, ramificata in tutta Italia con oltre 30 filiali. I venditori erano costretti a proporre il prodotto, che non ha poi mai funzionato, tramite contratti capestro di franchising. Erano spronati a piazzare contratti tramite vere e proprie "catene di sant'Antonio" per incassare più somme possibili. Le complesse indagini della Finanza, tra intercettazioni telefoniche ed ambientali e rogatorie con San Marino e Principato di Monaco, avevano portato all'arresto di 8 persone e il sequestro preventivo dei beni societari mobili ed immobili degli indagati. Il procedimento penale si era concluso con la condanna dei coivolti, sentenza poi parzialmente riformata dalla Corte d'Appello di Bologna per prescrizione di alcune ipotesi di reato. La Cassazione, nel 2013, ha dichiarato la prescrizione dei reati pur ritenendo provati i fatti contestati agli imputati, tanto da confermare i capi civili. I due titolari dell'azienda, principali protagonisti della vicenda, sono stati sottoposti ad altri ed accurati accertamenti di polizia economico-finanziaria. E' stata verificata la sproporzione tra i beni a loro intestati e i redditi dichiarati. Al termine delle indagini dell'operazione "tube", condotte da Finanza e Carabinieri, la Procura della Repubblica, ha richiesto al Tribunale l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale. Il Tribunale ha accolto la richiesta sequestrando quote sociali e beni strumentali di quattro società, saldi attivi di conti correnti, crediti Iva, due immobili, 13 autovetture, tra le quali due Lamborghini, una delle quali del valore di 300.000 euro. Tra i due immobili la villa di Misano dei due coniugi. Le operazioni hanno riguardato le località di Rimini, Riccione, Misano, Pesaro, Urbino, Bisceglie, Bergamo, Altomonte, Cento, Macerata Feltria, Milano, Modena, Policoro e Trento.